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L'INIZIO di DE VITA

due progetti di Francesca De Vita

testo di brunetto de battè | giacomo airaldi |francesca de vita | immagini ernesta caviola

 

DUE OPERE A DIVERSA VELOCITA' DI FRANCESCA DE VITA
di Giacomo Airaldi

Presentiamo due opere recenti di un giovane architetto ligure: Francesca De Vita. Due opere antitetiche, due spazi a "velocità differenti", un luogo del raccoglimento, dal sacro, della preghiera e un "nonluogo" postmoderno al margine, veloce, immediato,regno del caos e delle merci che passano, dove sostare o passare soltanto sfrecciando sulle infrastrutture limitrofe. Due luoghi diversi, ma entrambi accomunati da un sapiente e colto concetto di spazio, due piccole scale, di grande qualità per l'uomo che le vive dadentro o solo le accarezza guardandole come "fari" nelle notti di una città post-industriale, luci sfilacciate dalla velocità e dallo sguardo disattento di chi le percorre con lo sguardo da lontano. Due luoghi dal linguaggio giovane dove la luce è protagonista, sia essa naturale, come nelle feritorie e nei tagli della cappella, che scolpiscono lo spazio; sia essa artificiale dove l'edificio scintilla sapientemente illuminato.Due opere con un uso attento della pelle, passando da una pietra locale a moderne lamelle in legno.Ottime occasioni, inizi, di questa stupefacente sinfonia del progetto.Il "la" di De Vita alla musica del progetto.

 

L'INIZIO di DE VITA
di Brunetto De Battè


Circuitare, circolare
cingere, cinturare
cin-frugare
guardando queste
opere di F.D.
attraverso l'occhio fotografico e relativo scatto
clik
di Ernesta Caviola
e restituite in stampa da
Arrigo
guardo (anticipando una immediata visita ai luoghi)
e lo sguardo si
avvolge
scorre
scivola
tra bordo e bordo
rimbalzando avanti ed indietro
scivola di foto in foto
e pian piano nel
cin-frugare
si viene cinturati
cinti
dal circolare
dello spazio
silente
di questo gioiello
un volume
a cielo aperto
per raccoglersi
per pensare
per ritrovarsi
per recuperare
le dimensioni dell'abitaredentro lì
accanto ad un albero
dentro un recinto
che traguarda
di tanto in tanto
tra feritoie
un campo del silenzio.
C'è un gioco
di soglia
per introdursi
colto, riporta & ricorda
Gibellina city di FranceVenezia
ma con distacco
raffinato
altro è
in sequenze d'emozione
monumentalità abbandonata
in rarefatte
seduzioni sensoriali
materiali lapidei locali
che assorbono pioggia e suoni.
Non è un monumento
non è una tomba
anche se in luogo di santo campo
ma una sospensione
di parentesi muraria
senza nome
senza tempo ma efficace strumento
per ritrovare corpo & anima
più che perderla.

Questi silenzi si ritrovano
scorrendo sempre le
immagini
sempre di E.C.& A.P.
nel corpo di servizio
in deriva urbana spezzina
luogo di smistamento
fluttuazione
centri-fugazione
l'edificio è lì
silente e vibrante
non ha volume
non ha profilo
è un'accatastamento di pezzi
un assemblaggio
non vuole emergere
come immagine
unica, senonchè
di notte
fonte luminosa
lampara dei deserti camionabili.
un soggetto molteplice
mutevole
cangiante e camaleontico
di scala ravvicinata
è nel dettaglio la sua
forza, vibrante e musicale
queste due opere prime
di F.D.
introducono una lettura
di geografie sfocate alla critica
introducono a mirare arcipelaghi complessi
dove ismi & mode
son più che digeriti da
ben altri sistemi di riferimento
e a ben altri modi
di ricostruire il senso dello sguardo
qui si apre l'interrogazione
di intendere figurazioni
rappresentazioni (fotografia)
interpretazioni di sguardo.
Bisognerà tener conto
d'ora in avanti
che far solo architetture non c'è bisogno (solo)
di urlare ne tantomeno dare sciabolate di segno...


ma procedere per piccoli
segni
lievi
sussurrati
certe volte addirittura
assenti
(non c'è presenza senza assenza)
Il gioco sapiente dardiano
su composizioni ed incastri
matura in una
complessitàdi silenzi
anche le pause ed il
silenzio
silenzio
silenzio
ha la varietà di note
come il bianco&nero
Devita
ha il fascino di circuitare
i contorni e rendere armonioso le
tensioni dello spazio di deriva.
Francesca De Vita ha un programma teorico
interessante
e presto ne vedremo sempre più raffinate sperimentazioni

fotografie di Ernesta CAVIOLA
stampe Aggigo GHI Modena

Cappella M. , San Chirico Raparo (PZ) [dalla relazione di progetto]

Progettazione architettonica : arch. Francesca De Vita
Progettazione strutture: geom. Domenico Balzano
Impresa: Durante
Progettazione e realizzazione: 1998-2000

San Chirico Raparo è un piccolo paese nell’alta valle dell’Agri, ad un centinaio di chilometri da Potenza. Situato ad un’altitudine di circa 800 m s.l.m. , ha un territorio scosceso e boscoso, con grandi speroni di roccia.
La natura ha un impatto molto forte, dal lago artificiale che raccoglie le acque dell’Agri alle foreste di conifere e agrifoglio che rivestono il Monte Raparo, che si dice ancora abitato da rari lupi.
Il nucleo compatto del paese dà le spalle al cimitero, che si apre sulla vallata, esposto ai suoi umori e a rapidissimi mutamenti climatici.
Il lotto è al termine del percorso centrale che conduce alla chiesa, tracciato di crinale a cui i volumi rivolgono il retro.


La cappella ha la strana caratteristica di essere realizzata per una persona viva, neanche molto avanti negli anni, amico e conterraneo di mio padre.
Più che una tomba, quindi, il progetto si configura come un luogo dei pensieri, uno spazio intimo, un piccolo cortile domestico, fatto di poco, di un muro ed una tettoia, in cui il carattere sacro emerga delicatamente dal rapporto dello spazio con gli elementi naturali: la luce, la pietra, l’albero.
La sepoltura “scompare” sotto la ghiaia. La cassa in c.a. è solo parzialmente interrata, in modo da creare uno scarto di quota tra interno ed esterno del recinto: soglia, ma anche leggero salto di scala nella misura del muro, che si confronta fuori con le altre cappelle e la chiesa, dentro solo con la misura del corpo.
I piccoli tagli nel muro fanno sì che la luce disegni diversamente l’interno col procedere del giorno e delle stagioni. La pietra della cava di Latronico fa parte di questa terra da tempo immemorabile.
Qui non c’è croce: che si arrivi dal bosco o dalla valle, quassù è difficile dimenticare che la morte e la vita abitano perennemente in tutte le cose.

Truck village - edificio e spazi di servizio [dalla relazione di progetto]

Committente: Autorità Portuale LaSpezia
Progettazione architettonica : arch. Francesca De Vita con arch. Rosanna Tartaglino, arch. Anna
Vasciaveo
Progettazione strutture: Colpa S.P.A.
Progettazione impianti : ing. Enrico Costadura, ing. Alessandro Perrone
Impresa: Edilizia Tirrena



Il Porto di La Spezia è interessato in questi anni da un processo di trasformazione che tocca diverse aree e temi.
Il progetto del Truck Village fa parte di una serie di interventi riguardanti il miglioramento dell’accessibilità e dei servizi per i trasporti pesanti, che ha portato fra l’altro alla riorganizzazione del traffico in entrata ed in uscita dal porto.
Si tratta di un progetto pilota, aggiudicatario di un bando del Ministero Infrastrutture e Trasporti , finanziato dall’Albo Trasportatori insieme all’Autorità Portuale e alla S.A.L.T., che ha messo a disposizione le aree.
Nonostante i tempi lunghi che caratterizzano le opere pubbliche in Italia, si è riusciti a contenere l’iter che va dalla progettazione, alle procedure di appalto, al finanziamento ed alla realizzazione nell’arco di circa tre anni.

Il Truck Village è un complesso di spazi e fabbricati di servizio destinato agli autotrasportatori in transito all’interno dell’area portuale. Il progetto nasce infatti dalla mancanza di spazi adeguati per le ricorrenti necessità di soste medio-lunghe all’interno dell’area portuale.
Il lotto utilizzato si trova compreso tra la viabilità di accesso ed una serie di edifici industriali.
Data la precedente presenza di capannoni destinati ad attività inquinanti, è stata necessaria una bonifica del terreno per l’intera area d’intervento.

Il cuore del progetto è un grande piazzale per la sosta dei veicoli, con torrette per l’allaccio elettrico ed idrico. Una tettoia dal linguaggio industriale protegge l’area riservata ai trasporti pericolosi, dotata di vasca per lo sversamento liquidi.
Un edificio a due piani chiude l’area verso est ed ospita al piano terra servizi igienici ed una sala con attrezzature per il soggiorno e per i pasti; al primo piano si trovano gli uffici per le associazioni di categoria ed una sala riunioni/conferenze, oltre ad una dotazione di camere per le soste notturne.
La finitura esterna dell’edificio è realizzata in rame zincato, di cui si prevede nel tempo un processo di invecchiamento dovuto alla forte concentrazione locale di salino, che renderà più evidente il colore caldo del rame.
La partitura a fasce verticali, che “fa container” , è stemperata dalla presenza di frangisole rizzontali e verticali in legno, che evocano l’architettura marina.


L'autore

Francesca De Vita (in attesa di pubblicazione)

 

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Ideazione e realizzazione Airaldi Giacomo - Luogo di pubblicazione: Italia - Hosting by: Aruba.it- Update: 5 Marzo, 2005